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Padiglione Barcellona

Oggi, spesso, il design si ispira al concetto di “Less is more”, e ci sembra normale pensare che un ambiente diventi più elegante se si eliminano gli eccessi. Ma forse non sai che a portare alla ribalta questo concetto è stato un architetto tedesco dei primi del Novecento, che con le sue opere è andato contro il gusto dell’epoca, votato all’opulenza e agli eccessi. Stiamo parlando di Mies van der Rohe, e questa è la sua storia.

Chi era Mies van der Rohe

Nato nel 1886 ad Aquisgrana, in Germania, Mies è figlio di uno scalpellino e lavora per un po’ nella bottega del padre; poi, all’inizio del Novecento, inizia le prime collaborazioni.

Nel 1907 inizia a lavorare nello studio di architettura di Peter Behrens, uno dei maestri dell’epoca, insieme a Gropius e a Le Corbusier. Nel 1912 apre il suo studio a Berlino e, grazie alla sua ricerca e ai suoi progetti all’avanguardia, si afferma come uno dei maestri del Bauhauhs, la scuola d’arte, design e architettura moderna di cui diventa direttore, in sostituzione di Gropius, fino alla chiusura.

Lavorerà per diversi anni negli Stati Uniti, ma la sua ultima opera segna il ritorno in Germania: la Neue Nationalgalerie di Berlino, a cui lavorerà fino alla morte, consacrando il principio che ha guidato tutta la sua opera: Less is more.

Bauhaus

Il significato di Less is more

La vera rivoluzione dell’architettura e del design di Mies è proprio l’aver basato la sua attività su un principio che oggi ci sembra scontato, ma che negli Anni Trenta e Quaranta è stata una vera rottura rispetto ai canoni dell’epoca, quando si pensava che le opere architettoniche dovessero essere opulenti e magnificenti.

Lui, invece, ha del tutto capovolto il paradigma, creando architetture che puntano all’essenziale, e la cui bellezza è fatta di sottrazione, non di sfarzo ed eccessi, nonché di dialogo costante con l’ambiente esterno e di pochi materiali, forme pulite e lineari. Un vero maestro dell’epoca moderna.

Opere e progetti architettonici

Per Mies van der Rohe, il principio “Less is more” è stato frutto di anni di studi e progetti, e diventa sempre più evidente man mano che passano gli anni. Vediamo insieme i suoi progetti di architettura più famosi.

Il progetto del Weissenhof di Stoccarda (1926)

Nel 1926 Mies ottiene l’incarico da parte della Lega tedesca artigiani di dirigere una mostra sul nuovo modo di abitare, e progetta un quartiere modello, formato da sessanta appartamenti, affidati a diversi architetti dell’epoca. Uno di questi è realizzato e arredato da lui stesso, e per questo progetto realizza anche una seduta a sbalzo, prodotta in pochissimi pezzi, che avrà un grandissimo successo.

La residenza di Mies era formata da quattro blocchi che contenevano sei appartamenti ciascuno, con grandi vetrate, retti da una struttura in metallo, con componenti standardizzati e prefabbricati.

Il Padiglione tedesco all’Esposizione Universale di Barcellona (1929)

Il padiglione tedesco, conosciuto come Padiglione Barcellona, è una delle sue opere più famose. Qui l’architetto introduce per la prima volta due principi fondamentali della sua attività, la “pianta libera” e gli “spazi fluenti”.

Immaginato non come uno spazio espositivo, ma come uno oggetto in esposizione, il padiglione aveva come obiettivo quello di dimostrare le possibilità offerte dall’architettura in tempi di pace (la Prima guerra mondiale era finita e gli orrori del nazismo erano ancora di là da venire).
All’interno, il padiglione era stato arredato dall’architetto, e uno degli arredi è diventato poi uno degli oggetti di design più famosi di Mies: la sedia Barcellona.

I Lake Shore Drive Buildings Apartments di Chicago (1948 – 1951)

Sulla Lake Shore Drive di Chicago sorgono i primi grattacieli dell’architetto. È con questi che inventa il concetto di “facciata continua”, realizzata da lastre di vetro sostenute da telai d’acciaio.

Le sperimentazioni degli anni precedenti lo hanno portato a concepire queste strutture su tre elementi principali: l’illuminazione degli interni, la massa esterna e il gioco di riflessi, tra l’acciaio e le trasparenze del vetro.

La Farnsworth House (1945 – 1951)

Progettata per essere una casa di vacanza in mezzo al bosco, quest’abitazione è il vero capolavoro di Mies van der Rohe. È costruita su due piastre orizzontali, con un pavimento sospeso a circa un metro e mezzo da terra e un solaio, sostenuti da otto pilastri.

La struttura è essenziale e minimalista, caratterizzata da un semplice rivestimento in lastre di vetro, che la rendono trasparente su tutti e quattro i lati. All’interno è un open space, con un blocco centrale rivestito di legno dedicato ai servizi.

L’idea dell’architetto era quella di mantenere attraverso le pareti in vetro un dialogo costante con la natura circostante.

La Neue Nationalgalerie di Berlino (1962)

La realizzazione della Neue Nationalgalerie fa parte del programma urbanistico dei primi Anni Sessanta per l’area vicino al parco di Tiergarten e Potsdamer Strasse, a Berlino Ovest.

L’architetto ci lavorerà fino alla morte, portando a compimento con questo museo il suo percorso per la sottrazione di ogni eccesso ed esaltazione del “Meno è meglio”, che ha caratterizzato tutta la sua carriera.

La struttura dell’edificio è completamente in metallo, e ed progettata come un’enorme aula coperta da una piastra sorretta da otto pilastri che raccoglie opere d’arte del XX secolo. Le mostre temporanee si trovano al piano di sopra, caratterizzato da un’unica vetrata, mentre il piano interrato è dedicato alle collezioni permanenti, ed ha un affaccio vetrato sul giardino delle sculture.

Incursioni nell’interior design

Mies van der Rohe è stato soprattutto un architetto, ma, come hai visto, nella sua carriera ha anche arredato alcuni degli spazi che ha progettato, e i suoi oggetti di design (spesso così amati che alla fine sono stati prodotti in serie anche quando non era nelle sue intenzioni) sono dei simboli del XX secolo.

La Barcelona Chair per il Padiglione dell’Esposizione Universale

Insieme al tavolo e allo sgabello della stessa collezione, la sedia Barcellona è di sicuro il pezzo di design più iconico di Mies van der Rohe.

È un simbolo dell’industrial design modernista, ed è stata realizzata con materiali innovativi per il tempo, come l’acciaio. L’imbottitura è fatta da 40 riquadri, tutti diversi, tagliati e cuciti a mano con trapuntatura a bottoni: l’ormai famoso effetto capitonné. L’architetto la ridisegnò nel 1950 facendo piccole modifiche ai materiali e venne commercializzata tre anni dopo.

Gli arredi di casa Tugendhat a Brno in Cecoslovacchia (1929 – 1930)

Mies progettò questa villa per Grete e Fritz Tugendhat, industriali ebrei di lingua tedesca, che avevano ammirato il padiglione Barcellona e volevano per loro una casa moderna, con forme chiare e semplici. La villa è un simbolo dell’architettura moderna, e le cosiddette Brno Chair che la arredano sono un altro classico del design del XX secolo. Disegnate appositamente per questo progetto, si trovano in due versioni: la prima (la principale) è in tubolare d’acciaio, la seconda, invece, è costituita da barre d’acciaio piatto.

Hai altre curiosità sul mondo del design? Conosci un oggetto ma non sai chi l’ha realizzato? Continua a leggere le storie dei grandi designer nella sezione dedicata!

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