El Porteño - Un Angolo di Argentina a Milano

Una storia di passione. La somma perfetta di ciò che El Porteño, ristorante argentino dal cuore anche italiano, rappresenta. E senza dubbio uno dei motivi del suo grande successo. Abbiamo incontrato i fondatori Sebastian Bernardez, Fabio Acampora e Alejandro Bernardez, nella location milanese in Viale Elvezia. Un cuore pulsante della vita meneghina con vista sull’Arena in Parco Sempione. Qualche parola, per capire come un angolo italiano possa diventare lo specchio di Buenos Aires.

El Porteno, Ristorante, Argentina, Milano, Carne, Stile

El Porteño – Un angolo di Buenos Aires a Milano

Sono stati tra i pionieri della movida milanese, con l’apertura di locali ormai iconici come l’Exploit, il Living e il Circle. El Porteño ha rappresentato una nuova avventura, iniziata con una sorta di ritorno alle origini. Quelle della terra argentina di Sebastian e Alejandro, che Fabio ha conosciuto meglio nel decidere che era arrivato il momento di esportarne le tradizioni, i sapori e la cultura, smentendo i falsi miti che ingombravano i ristoranti tematici già presenti nella capitale meneghina.

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Da sinistra: Sebastian Bernardez, Fabio Acampora e Alejandro Bernardez

Come è iniziato tutto?

Sebastian: “Io e Fabio ci siamo incontrati dopo che lui aveva già avviato il suo percorso di imprenditore nella ristorazione, grazie a una conoscenza in comune. Io ero abbastanza ferrato nel gestire locali: la mia formazione è quella di Bartender e arrivavo da due esperienze importanti. Tra noi c’è stata subito una forte sintonia. Così abbiamo unito le forze”.

El Porteño: letteralmente “Il ragazzo del porto”. Quanto di questa componente folcloristica è presente oggi nella vostra attività imprenditoriale?

Sebastian: “La traduzione di El Porteño in effetti è proprio quella. Ma come tutte le grandi città, Buenos Aires si è sviluppata intorno al porto. Oggi questa definizione si riferisce agli abitanti di Buenos Aires city. Anche i miei parenti che abitano fuori dal centro mi chiamano così”.

Alejandro: “Il termine El Porteño in origine era effettivamente riferito agli italiani a Buenos Aires. Sono stati loro negli anni della migrazione, tra il ‘900 e il ‘930, a fondare la città. Per questo in ogni argentino c’è un’anima italiana, e viceversa”.

Stile El Porteño: i sapori di tradizione e cultura

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Ambienti più aperti e corali si alternano ad altri più raccolti, senza perdere il filo conduttore di un’atmosfera intima e ricercata. El Porteño trova la propria cifra stilistica nei materiali e nei colori di Buenos Aires, riproposti grazie a una lunga ricerca attraverso il continente argentino. Arredi, complementi e decorazioni sono stati importati direttamente da lì, con lo scopo di offrire alla clientela un’esperienza vera, che non ripercorresse gli stereotipi dei soliti ristoranti.

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Il legno scuro è il materiale d’elezione sul parquet come sugli arredi, mentre le pareti alternano palette di verde e sfumature naturali. I dettagli costituiscono l’anima del locale, a partire dai quadri, che con il loro potere evocativo permettono un’immediata immersione nella storia che El Porteño vuole raccontare. Non solo cibo, dunque: un viaggio, immersivo, rafforzato dalle luci soffuse che illuminano quella che a tutti gli effetti si trasforma in una notte a Buenos Aires.

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Elementi dal rosso intenso e iconografie a parete aggiungono infine quel tocco di sensualità indissolubilmente legato alla tradizione del tango, le cui note riecheggiano lungo l’ispirazione che ha dato vita al ristorante.

Qual è l’esperienza che El Porteño offre ai suoi clienti?

Fabio: “Il cliente si deve immergere nel mondo che raccontiamo. Non solo cibo: una combinazione multisensoriale di sapori, cultura, modo di essere e lifestyle”

Alejandro: “E’ il personale del ristorante a fare la differenza. Sono loro a trasmettere ciò che nasce e gira attorno alla cucina. Trasmettono l’esperienza raccontando la nostra storia, dando la massima attenzione al cliente, alle sue esigenze”.

Sebastian: “In questo, El Porteño si differenzia dagli altri ristoranti. In generale, la cucina argentina è rappresentata male all’estero. All’inizio del progetto, Fabio non era convintissimo di lanciarsi in questa avventura, proprio per gli stereotipi che affollavano i locali già presenti in Italia e in particolare a Milano. Quando ha iniziato a visitare l’Argentina e Buenos Aires ha conosciuto un luogo decisamente diverso da quello impresso nel suo immaginario. Ha visto ciò che di nuovo si poteva comunicare: raccontare cucina e ambienti in maniera davvero Porteña”.

Cultura, una forte matericità e una sensualità di fondo che , evocando le suggestioni del tango argentino, pervade il locale. Come avete arredato El Porteño?

Fabio: “Per noi, ogni nuova apertura diventa un’esperienza sempre diversa. Siamo guidati da una grande passione per quello che facciamo, per la cultura e la tradizione di una terra come l’Argentina. Cerchiamo personalmente i mobili, i complementi e i dettagli che poi ci facciamo spedire. Questo è l’unico modo per dare al locale quella dimensione di autenticità. Il nostro non vuole essere un banale tentativo di imitazione: raccontiamo Buenos Aires nella sua verità, attraverso sapori, sensazioni, immaginari e materiali”.

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Le diverse sale comunicano tra loro grazie a una serie di rimandi materici e stilistici, pur ricorrendo a diverse declinazioni. Muovendosi attraverso il ristorante, il parquet lascia il posto a un raffinato damier per poi sorprendere ancora con una tradizionalissima moquette. Tutt’intorno, vetrinette e nicchie esibiscono utensili e porcellane tra artigianato e folclore.

Un angolo segreto…

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Le importanti tende lasciano appena filtrare la luce dell’esterno, come a preservare il segreto della saletta che Fabio, Alejandro e Sebastian hanno creato per rendere ancora più speciale l’incontro con la loro clientela. I toni, intensi e scuri, emergono nel contrasto con la luce soffusa delle lampade. Qui, il bancone del bar è un indiscusso protagonista, come la vetrina che esibisce bottiglie, bicchieri e tutto il necessario per il bartending. Lo spazio in cui si trova il tavolo più conviviale è rivestito da carte da parati damascate e le immancabili iconografie. Il rosso di sedute e tessuti spicca su tutto, aggiungendo quella nota di passione che non può mancare nel connubio Italia/Argentina.

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Oggi aprite in esclusiva per Westwing le porte della vostra saletta “segreta”. Un gioiello che propone un’esperienza all’interno dell’esperienza. Una sorta di regalo per i vostri clienti…

Sebastian: “Esistono molti secret bar a Milano, ma non esisteva un secret restaurant. Avevamo a disposizione questo spazio che si prestava alla perfezione all’idea che avevamo e, allo stesso tempo, la nostra clientela ricercava location con queste caratteristiche. Una soluzione che da subito ha rappresentato il punto di incontro ideale tra il nostro racconto e la richiesta del mercato”.

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A proposito di tavola e impiattamento, si può parlare di uno stile El Porteño?

Sebastian: “El Porteño propone la vera cucina argentina. Ma ciò che ha reso la sua proposta attuale e mai scontata è stata la capacità di esplorare anche il fusion, senza perdere coerenza e il forte legame con la tradizione. In Argentina, per esempio, non si mangia la carne cruda. Noi abbiamo invece creato dei piatti che riescono ad abbinarla a prodotti della cucina francese e italiana”.

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Fabio: “Per quanto riguarda la mise en place, lasciamo che la tavola lasci parlare il cibo. Facciamo un’attentissima ricerca del prodotto. In Argentina abbiamo un selezionatore di aziende, che va di regione in regione per trovare quelle che offrono i tagli migliori. Per questo sulla tavola gli accessori sono basici e classici. Il vero spettacolo è creato dal connubio sensoriale di estetica e sapore”.

Voi siete le tre anime creative di El Porteño. Qual è l’angolo o il dettaglio che più vi rappresenta al suo interno?

Sebastian: “Per me El Porteño è un’opera d’arte. Tutto ciò che vedete, dagli arredi ai dettagli, è frutto di mesi di ricerca in Argentina. Elementi molto identificativi per me sono le celle frigorifere in legno dietro al bancone. Sono quelle che un tempo usavano i macellai, in una sorta di emporio che era anche un negozio di ferramenta. Mi piacciono veramente tantissimo”.

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“Anche lo scudo tra i due archi ha una storia pazzesca. Quando abbiamo cercato di importarlo, essendo presente la dicitura Gendarmeria Nacional, il container che lo trasportava è stato bloccato alla dogana per quasi due mesi, fino alla conclusione delle indagini che hanno confermato essere tutto in regola”.

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Fabio: “A me piace riuscire a creare gli ambienti a partire da uno spazio vuoto. Il mio habitat è in mezzo alla gente, nella sala, attorno a un tavolo rotondo o in un angolo particolare. Ormai noi frequentiamo spesso El Porteño come clienti. Riusciamo così ad avere un occhio più critico su ciò che ci circonda, cogliere le sfumature di quello che accade e orientare le nostre evoluzioni di conseguenza”.

Alejandro: “Io mi vedo in sala a raccontare ai clienti la nostra storia, le esperienze che ci hanno ispirati e portati fino a qui. Spiegare come il prodotto viene selezionato e come arriva da noi. Parlare dello stile del locale. Mi sento un po’ la memoria narrativa del gruppo”.

Tre uomini di successo con grandi personalità. Come si affrontano gli scontri?

Fabio: “L’accordo si trova quasi sempre per miracolo. Scherzi a parte, io mi metto molto in discussione. Quando una cosa mi piace, chiedo sempre il parere di Sebastian e Alejandro.”.

Sebastian: “Ci confrontiamo su tutto, ma ovviamente ognuno ha poi un’autorevolezza maggiore, da noi riconosciuta, relativamente a certi argomenti. Fabio ha un gusto innato per l’arredo. Alejandro si occupa del servizio. Io dello sviluppo e del controllo di gestione. C’è un equilibrio che si è stabilito con il tempo e che ci permette di portare avanti i progetti con una vision comune”.

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A proposito, ci salutiamo con qualche anticipazione sui nuovi progetti in arrivo?

Sebastian: “A ottobre apriremo un nuovo ristorante a Roma. Siamo davvero entusiasti. Si tratta di una città impegnativa, con una clientela caratterizzata da tradizioni e cultura ma che, una volta conquistata, dà tanta fiducia. Quello che faremo sarà essere coerenti con noi stessi. Presentare i nostri valori nella cornice di un buon rapporto qualità/prezzo. Un’avventura entusiasmante”.

Fabio: “A fine Settembre invece aprirà a Milano El Porteño Prohibido. Un nuovo format nel contesto che includerà anche uno spettacolo di tango di altissimo livello durante la cena. Nell’ottobre 2019, il gruppo farà il suo ingresso nell’hotellerie con l’apertura di “Speronari 4”, il primo hotel de charme completamente studiato dalla Dorrego Company. Questo progetto comprenderà l’apertura di El Porteño Gourmet, una versione più sofisticata del format tradizionale, aperto anche a pranzo”.

Un ultimo inciso, qualcosa che volete sottolineare su El Porteño?

“Quello che facciamo da 23 anni è realizzare dei locali diversi dal solito. Pensiamo di avere una clientela che ci segue perché realizziamo delle cose interessanti che fanno stare bene, permettono di passare ore spensierate. Vogliamo che la gente ci scelga per questo. Ciò che ci contraddistingue è la passione. Se non ce l’hai, non puoi creare un progetto di questa portata. Soprattutto quando si ha a che fare con la coppia Italia-Argentina…”.

 

Foto: Westwing

 

 

 

 

Alessandro Balia

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