A Milano il nuovo poke californiano si chiama Poke House

Quante volte abbiamo sentito dire che, se ci credi, i sogni si avverano? La storia di Vittoria è l’esempio perfetto. Due grandi passioni, la cucina e la California, determinazione e un pizzico di “sana follia” sono gli ingredienti per un cocktail, o forse sarebbe meglio dire una bowl, di successo. È nata così Poke House, il fast casual milanese dove si possono gustare i migliori poke della città: un mix coloratissimo di proteine, frutta e verdura freschissime, arricchite dalla delizia di salse inconfondibili – preparate in “House” – seguendo fedelmente le ricette ideate sulla West Coast. Il tutto immersi in locali connotati da un rosa caldo, sfumato di blu cobalto degli arredi, quadri al neon, cactus, stampe giganti che rievocano quei ritmi lenti dal sapore estivo, tipici delle città californiane che hanno fatto della spensieratezza uno stile di vita. Nulla è lasciato al caso e tutto è votato a trasmettere l’inconfondibile mood americano. Impossibile non andarci almeno una volta (anche solo per instagrammare la location!) e difficilissimo non tornarci. Bello, buono e sano: cosa volere di più? Scopriamo tutti i segreti del locale più cool di Milano con Vittoria Zanetti, co-founder di Poke House.

Il sogno americano

Iniziamo da te, Vittoria. Una giovane imprenditrice e un locale super trendy. Com’è nato tutto? Perché Poke House? Raccontaci la tua storia…  

Poke House nasce dall’idea di voler portare a Milano un angolo d’America di cui sono profondamente innamorata: la California. E di farlo attraverso piatti freschi, sani e saporiti – i poke – che, se a molti sono noti come il piatto “povero” delle Hawaii, in verità sono piatti tutti da scoprire: un sushi destrutturato dinamico, divertente, gustosissimo e completo nei sapori ed eccezionale nelle qualità nutrizionali. Chi lo prova la prima volta, credetemi, ne diventa in poco tempo addicted.

Ho fatto la sua scoperta un paio di anni fa, durante un viaggio di studi proprio negli Stati Uniti, dove le poke bowl – rivisitate in chiave californiana – spopolano letteralmente. Fresca di una laurea in Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano, avevo deciso di andare a Los Angeles per migliorare l’inglese, convinta di intraprendere – una volta ritornata a casa – una carriera in politica. Come tutti i neolaureati, ammetto di essere partita con delle idee poco chiare su quello che volevo fare da “grande”, ma di sicuro con un sogno: quello di aprire un ristorante che rispecchiasse il mio modo di essere.

Sono nata e cresciuta a Mantova, in una famiglia che lavora da sempre nel settore alimentare, con mia mamma, una cuoca eccezionale che, al liceo mi iscriveva ai corsi di cucina. A entrambe la domenica piace cucinare per la famiglia e gli amici. Lo so, può sembrare un percorso fin troppo da luogo comune, ma crescere con la passione per la cucina ha influenzato molto il mio percorso.

Un incontro fortunato

A Los Angeles questo sogno piano piano ha iniziato ad assumere i contorni di un desiderio che bussava alla mia porta: il desiderio di creare un luogo, più che un locale, dove le persone vanno sì per gustare dei piatti sani e saporiti, ma anche per rilassarsi e sentirsi bene in un ambiente easy che fa subito staccare dalla frenesia delle metropoli. Nella West Coast,e chi c’è stato lo sa, questo trend è in atto da tempo con fast casual che offrono proposte di qualità, al pari di quello di un ristorante normale in termini di freschezza e ingredienti, e lo servono in modo rapido, lasciando alle persone la libertà di servirsi da soli, come se fossero a casa propria. Il format di cui mi sono subito innamorata sono stati i poke house (ecco perché il nome) sparsi per Los Angeles: un’infinità, accomunati da un’incredibile diversità di sapori e combinazioni. Ed è allora che il mio desiderio si è trasformato in progetto e ho deciso che una volta tornata a Milano, avrei fatto di tutto per aprire il mio “Poke House”.

anzi no, due…

La svolta è arrivata però quando ho incontrato un vecchio amico, Matteo (Pichi) che insieme a me ha dato vita al primo locale di fronte al Bosco Verticale. Matteo aveva alle spalle una storia di successo, Foodinho (start up del food delivery venduta a Glovo) che gli conferiva quella marcia in più che mancava al mio progetto. Ci piace scherzare sul fatto che io sono la “pancia” e lui “mente“: ci capita spesso a fine giornata, prima di abbassare la serranda, di trovarci e parlare di come far crescere la nostra piccola start up, cosa inserire di nuovo nel menù e come stupire i milanesi. La forte complementarietà tra di noi ha dato un’accelerata importante, rendendo possibile in pochi mesi l’apertura di due store (uno di fronte al Bosco Verticale e un altro in zona Navigli) e uno che aprirà a breve nell’importante Citylife Shopping District, e che avrà rispetto ai primi due un bellissimo dehors da cui gustare i poke.

Colori e natura: lo stile di Poke House

Come ha preso forma lo stile del locale? Un richiamo alla California visionaria con ispirazioni optical e american vibes…

Il nostro art director, Charles Philipp Pozzi, insieme a Marsica Fossati hanno saputo creare esattamente lo spirito e lo stile di vita californiano a cui non avrei mai potuto rinunciare. Tutto qui dentro è stato pensato e progettato nei minimi dettagli, tenendo come obiettivo la creazione di un posto trendy e di design, senza per questo scadere in un qualcosa di impostato. Per arredare il locale abbiamo voluto usare solo materiali naturali come il legno, il marmo, la iuta e i vimini, per trasmettere pienamente la spontaneità dei locali americani, dove nulla è costruito e tutto è molto wild. Gli sgabelli per esempio sono un tronco di legno tagliato, mentre abbiamo lasciato appositamente i bordi dei tavoli non finiti. Il pattern del banco ci piaceva per il suo vibe divertente. Le lampade e le pale sono realizzate anche esse in materiali naturali e danno un’idea di esotico. Le immagini appese alle pareti sono di Arielle Vey, un’artista femminile di San Diego che testimonia la vita californiana, così come i quadri di luce al neon che rievocano immediatamente lo street art di Los Angeles: dalle ali d’angelo, all’immancabile canestro da basket. Per trasmettere le sensazioni che volevamo, abbiamo sfruttato molto il colore: dal rosa caldo ed accogliente delle pareti, al blu cobalto delle poltrone, al verde dei cactus.

California Breeze… Un’estate infinita

Poke House non è solo un ristorante, ma uno stile di vita. Dal cibo al locale tutto esprime positività e uno stile di vita sano e divertente. Qual è l’esperienza che volete comunicare ai vostri clienti? Sia dal punto di vita sensoriale attraverso il cibo, sia attraverso l’estetica del locale e della presentazione dei piatti? Insomma, cosa significa mangiare da Poke House?

Milano è una delle città più ricettive in assoluto e ha anche la capacità di cogliere nuove proposte molto prima di altre piazze. Poke House non è solo qualità del poke, ma uno stile, un mood, una filosofia di vita. Il nostro obiettivo quando abbiamo aperto il locale era quello di trasferire il vero California Breeze. Chi entra in Poke House deve avere la sensazione di curiosare in un locale vicino al Santa Monica Pier a due passi dal rumore dell’oceano e da tutti i colori di un’estate infinita.

In un locale è importante anche la musica, per completare l’esperienza. Quali canzoni si sentono solitamente da Poke House?

Abbiamo una playlist super studiata, che si può trovare su Spotify come Poke House Selection. È una selezione di canzoni vacanziere, in stile California funny. Nulla è a caso.

Parlando invece di ingredienti: quali sono le poke più amate?

Abbiamo 5 piatti signature, le proposte che piacciono molto e che terremo sempre. La poke bowl che piace di più in assoluto, che preferisco anche io, è la Sunny Salmon. Non va però dimenticato che il bello del poke è proprio la possibilità di comporlo da soli, liberando la propria fantasia.

Sano, squisito, leggero: è il poke!

Quanto è importante per voi presentare i piatti come ricette healthy?

Siamo molto meticolosi nella scelta degli ingredienti. Le verdure sono crude, come il pesce. È tutto molto naturale e allo stato puro. Poi abbiamo le salse che arricchiscono il piatto, uno dei nostri punti di forza: le facciamo tutte in “House”, anche la teriyaki, che spesso si trova già pronta. Ci teniamo che tutto sia davvero genuino. Per quanto riguarda il pesce, selezioniamo il salmone in Norvegia e lo sfilettiamo qui all’ultimo. Scegliamo il taglio da sashimi, il più pregiato in assoluto. Lo stesso vale per la frutta e la verdura, che scegliamo da un produttore locale. Il poke è un piatto sano, leggero e completo: ha le proteine, i carboidrati e le verdure o la frutta. Mangi un poke e stai bene, introduci tutto quello di cui hai bisogno con un piatto unico e bello.

Una location… da condividere

Quanto è importante il fatto di aver creato un locale molto instagrammabile? Dai piatti alla location, tutto è un invito a fotografarli e condividerli sui social, tanto da creare un vero e proprio tormentone…

Quando abbiamo pensato a Poke House, abbiamo voluto concentrarci semplicemente sul trasmettere quello che volevamo, lavorando di sensazioni, per riportare quello che si vede e si vive in California attraverso colori, immagini, luci, musica… senza pensare ai social. Il successo delle innumerevoli foto davanti alle ali d’angelo al neon ha stupito anche noi.

Infine, ti piacerebbe aprire nuovi ristoranti a Milano e magari anche in altre città?

All’inizio lo credevamo impossibile, era un sogno enorme, difficilissimo da realizzare. E quando ci penso non mi sembra ancora vero. Abbiamo in mente un progetto ambizioso, e crediamo che il Poke House abbia tutte le potenzialità di diventare una realtà presente anche fuori da Milano. Invaderemo l’Italia (per ora) con l’obiettivo di creare in ogni città un angolo per California dreamers che amano mangiare con gusto piatti sani, genuini e preparati in House, Poke House. Per aprire i primi locali una certa dose di sana follia ci è servita per dare il via, ora che i primi chilometri della maratona sono alle spalle, bisogna concentrarsi sul traguardo!

Foto: @ Poke House

Marianna Vinciguerra

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