Stefano Seletti - Non solo minimal, lo stile ha una memoria

Puro creativo, con la passione per l’Oriente e alla guida di un’azienda italiana: Seletti, da sempre portavoce di un design rivoluzionario, fuori dagli schemi. Abbiamo incontrato Stefano Seletti, anima del brand, subito dopo il suo trionfale ritorno da Maison et Objet e dalla Stockholm Furniture & Light Fair, due importantissime esposizioni internazionali dedicate al design, nelle quali si è affermato come grande protagonista. Una capacità innata, che si trasferisce nelle sue creazioni e nel suo modo di vivere la casa.

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Stefano Seletti – Dietro le quinte di Maison et Objet

L’ultima edizione di Maison et Objet è stata un trionfo. Ci puoi raccontare le tue impressioni? Come è andata?

E’ da circa due anni che proponiamo prodotti e soluzioni espositive fuori dall’ordinario, in antitesi con il design scandinavo e il suo minimalismo. Aver vinto il premio come migliore stand all’ultima edizione di Maison et Objet è per noi è un risultato significativo. Vuol dire che siamo pronti a un’inversione di tendenza, l’abbandono del minimalismo e il ritorno a circondarsi di oggetti a noi cari. Sì a una grande varietà di palette, non solo legni chiari, ma vari colori e fantasie da proporre anche a pavimento. C’è meno paura e più voglia di tornare a sorridere. Una tendenza riconfermata due settimane dopo anche a Stoccolma, dove eravamo candidati come miglior stand della fiera insieme ad altre due aziende. Un vero successo nella patria dello stile nordico e una grande soddisfazione prima di tutto per me, perché è ciò in cui credo.

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La casa e gli oggetti – Tutto ha una memoria

Parlando dei tuoi oggetti e creazioni, tu stesso li definisci carichi di una memoria di una loro storia a partire dalla loro genesi

Questo è un concetto che si nota fin da subito dalle prime creazioni realizzate con Toilet Paper. Le loro immagini così forti e dissacranti sono state volutamente inserite, in accordo con Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, su elementi che avessero una memoria, su prodotti che comunicassero una certa tranquillità. Un mix che ha creato un prodotto vincente, come la stessa poltroncina, tra le ultime novità. Riprende le linee classiche anni ’50 ma rivisitate con le loro grafiche. C’è voluto tempo e tanta convinzione, ma devo dire che oggi Toilet Paper si conferma una delle collezioni più importanti, proiettata verso i migliori negozi del mondo.

Le tue creazioni sono dotate di una forte iconicità e riconoscibilità. Come si possono inserire nel contesto di una casa quotidiana?

Questa domanda esprime la naturale difficoltà di unire sotto a uno stesso nome, Seletti, un vasto assortimento di materiali, forme e stili completamente in antitesi tra di loro. Credo che la cosa giusta sia mixare, osare, e a volte anche sbagliare. Si dovrebbe arredare in modo spontaneo, causale, del tutto personale. Il singolo oggetto dovrebbe essere il punto focale dello spazio in cui si posiziona, senza paura di sovraccaricare la stanza stessa. Basta solo scegliere in modo spontaneo oggetti che stimolano, che danno energia.

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Il design? Democratico e fuori dall’ordinario

Democratizzazione del design, se ne parla tanto e tu sei uno dei maggiori portavoce…

Sì, da sempre anche per le origini di Seletti. Mio padre per primo importava l’Arts & Crafts cinese nei primi anni ’70 e lo proponeva ai grossisti, che lo rivendevano nei mercati rionali. Quando sono subentrato mi sono occupato dell’allora nascente grande distribuzione in Italia alla fine degli anni ’80, siamo quindi abituati ad accontentare i gusti di tante persone. Oggi l’obiettivo di Seletti è quello di svecchiare un sistema come quello del design italiano che rischia di affogare in canoni non più attuali e interessanti, e questo ci proietta come un’azienda all’avanguardia. Credoci sia un vero e proprio “mondo di mezzo” da esplorare, tutto ciò che si posiziona tra l’offerta proposta dalla grande distribuzione e il classico design italiano.

Rompere gli schemi del design italiano. Sei consapevole del tuo ruolo? 

All’inizio non ne ero consapevole, lo sto diventando ogni giorno di più. I successi ottenuti a Parigi e Stoccolma mi confermano che sta arrivando un momento in cui questa tendenza può avere un futuro interessante.

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Stefano Seletti – Vi racconto i miei nuovi progetti

Hai in cantiere qualche nuovo progetto? C’è qualche nuovo settore grafico/creativo che vorresti esplorare?

Ad oggi, abbiamo ancora molto da fare nel settore arredamento e lighting. L’illuminazione è uno spazio nel quale stiamo avendo ottimi risultati, anche grazie a prodotti di punta, definiti “hero product”, come le Monkey Lamp di Marcantonio Raimondi Malerba o la Banana Lamp di Studio Job. Ci contraddistingue il fatto di affrontare i diversi settori a modo nostro, perché è impensabile volersi confrontare con i grandi colossi dell’illuminazione come Flos, Artemide o Foscarini ad esempio. E’ molto più interessante invece pensare alla luce in una chiave diversa, con fantasia, ironia e un’estetica molto particolare.  Lo abbiamo già fatto con l’Art de la Table e con la luce, oggi vogliamo intraprendere questa strada anche con i mobili e l’arredamento. Vogliamo puntare a elementi che facciano innamorare. Sul resto? Non mi pongo limiti.

 

 

 

Intervista: Alessandro Balia / Foto: Francesco Romeo

Stefania Tagliaferri

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