Anna Dello Russo - Io come Ulisse: il mio viaggio nella moda

Ha raccontato, anticipato e indossato la moda, e la sua evoluzione, negli ultimi decenni, filtrandola con lo sguardo di chi “sa editare le cose giuste, al momento giusto”. Ma non chiamatelo banalmente talento. Dietro il successo di Anna Dello Russo, Creative Director di Vogue Japan, c’è un continuo lavoro per affinare visioni, strategie, voglia di osare e divertirsi, trasformando le proprie lacune in punti di forza. Noi siamo andati a trovarla nella sua leggendaria “casa dei vestiti”.

Anna Dello Russo: il mio viaggio nella moda

Icona della moda, influencer ante litteram che del nuovo linguaggio del Web ha colto per prima le potenzialità, Anna Dello Russo ha catalizzato l’attenzione su se stessa durante l’ultima Milano Fashion Week, semplicemente essendo Anna Dello Russo. La spettacolare festa a tema Kawaii al Bulgari Hotel per celebrare i vent’anni di Vogue Japan è uno degli eventi che non dimenticheremo, incastonato nel ciclone mediatico che accompagna la settimana sulle passerelle. Un carosello di outfit e follia che diventa cultura, perché come ci racconta lei stessa: “La moda è un modo per prendere la vita con leggerezza. Perché non osare, non divertirsi? Si tratta di un percorso onirico nel quale giocare con elementi legati al tuo vissuto, per scoprire il proprio lato più ironico. Si esce da se stessi per trasmettere messaggi positivi. Ma leggeri non si nasce, ci si arriva attraverso un percorso. Per essere leggeri ci vuole tanta disciplina”.

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Un lunga esperienza sul campo, alla corte di Franca Sozzani e Manuela Pavesi, inarrivabile fashion editor di Vogue, dalla quale Anna ha imparato la sottile differenza tra moda e stile. “Io ero la moda, lei lo stile. Mi ha insegnato a ricercare una coerenza di vestizione che su di me non ho mai trovato, sempre proiettata nel mood del next outfit. E’ una cosa per pochi. Conosco tante persone alla moda, poche di stile. Cresce attraverso un lungo percorso”.

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Lo stesso percorso che ha portato Anna a lasciare Bari e quella Puglia che da sempre la Creative Editor di Vogue Japan cerca di far risplendere come punto di riferimento nel mondo della cultura e della moda, e alla quale oggi torna alla luce di un nuovo equilibrio ritrovato. ” Allontanarmi dalla Puglia è stato doloroso ma ne è valsa la pena. Il percorso inizia lì, a casa. Poi si va oltre, è necessario. Si affronta l’ignoto e si superano le paure, mantenendo comunque il legame con le proprie origini. Si impara a sentirsi a casa in ogni parte del mondo, ma le radici rimangono salde dentro di te. E lì alla fine di tutto si ritorna. Quale percorso se non quello di Ulisse può far capire ciò che io ho vissuto? Da piccola ho visto L’Odissea in televisione, la versione in bianco e nero introdotta da Indro Montanelli. Quell’immagine mi ha folgorato. Mi sono detta che un giorno anche io avrei trovato il mio viaggio da Ulisse”.

20 anni di Vogue Japan

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“In questi anni la moda è cambiata completamente, soprattutto nell’ultima decade. Lavoro per Vogue Japan da tredici anni, dopo i sei anni come Editor in Chief a L’Uomo Vogue, in un momento nel quale era abbastanza atipico collaborare a distanza. Io ho pensato invece che quella fosse la strada verso il futuro, grazie alla tecnologia avanzata che ha modificato profondamente le dinamiche alla base di questo mondo. L’altra grande novità è stata l’approccio inclusivo che oggi definisce il fashion, l’abbraccio di culture diverse nei suoi linguaggi visionari. Lavorare con la cultura giapponese che ci ha forgiati negli anni Novanta è stato meraviglioso. Ci ha permesso di sperimentare, per arrivare a quello che oggi è un nuovo sanscrito”.

Un linguaggio globale che si diffonde attraverso i social media e alle nuove generazioni, alle quali Anna Dello Russo guarda con grande interesse e alle quali indirizza il proprio sapere, anche grazie al recente impegno come Fashion Brand Ambassador per Istituto Marangoni.

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“Io ho una formazione classica e umanistica dalla quale sono approdata al linguaggio della moda. Questo background mi è servito per capire la traslazione dell’immagine. Oggi sostengo i social media perché, al pari della stampa istituzionale, creano messaggi forti e raggiungono le nuove generazioni. Mi piacerebbe diventassero sempre più portavoce di contenuti attuali, della necessità di un cambiamento nelle abitudini di consumo. Dobbiamo riciclare, evitare gli eccessi che ci stanno portando all’estinzione. Bisogna intrattenere le nuove generazioni, educandole a fare le scelte giuste. Con il mio impegno all’Istituto Marangoni sostengo la necessità di approcciare il mondo della moda con le spalle forti, ricchi di una preparazione culturale che permetta di sopravvivere in questo ambiente”.

A casa di Anna Dello Russo

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Lo zerbino firmato Chanel ci accoglie nella casa di Anna Dello Russo. Il lungo corridoio è rivestito da una grande libreria a parete che celebra i protagonisti della cultura del ‘900. Icone condivise nell’immaginario di chi venera “l’eroina di stile del XXI secolo”. Tutto intorno, un mix di stili, colori e dettagli rispecchia lo stile della padrona di casa, con quella nota di eccesso che rende unico e personale ogni outfit.

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La casa dei vestiti

La porta accanto fa da preludio alla leggendaria casa dei vestiti, dove Nostra Signora della moda conserva il suo immenso guardaroba, “alleggerito” nel 2018 grazie a un’asta realizzata in collaborazione con Christie’s. Un’iniziativa democratica – la base d’asta era 50 euro – per un evento catartico con il quale Anna si è liberata di ciò che aveva finito per opprimerla, rendendolo accessibile. “Metaforicamente parlando, ho voluto dare indietro un po’ della fortuna che ho avuto, lavorando sullo sharing”.

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Un burlesque di vestiti, accessori e colori dove prendono vita gli ouftit indossati agli eventi o quelli pubblicati sulle pagine di Vogue Japan. Un vero caos creativo, ma in cui ogni cosa si trova esattamente dove dovrebbe essere, secondo uno schema inaspettatamente funzionale. “Qui ho raccolto tutte le mie cose, perfettamente in vista. Quindi era facile trovare bijoux e cappelli. La collezione di questi oggetti è stata la mia carriera. Ma a un certo punto ho pensato di dare via tutto. Dovevo alleggerire. L’amore è stato decisivo: quando Angelo, il mio compagno, mi ha fatto notare di non trovare spazio per mettere le sue cose, ho capito che era arrivato il momento di liberarmi da ciò che era diventato un’ossessione e creare nuovi spazi e nuove opportunità da condividere”.

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Alessandro Balia

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