Bosco Verticale - Una casa metropolitana immersa nella natura

Quando design e natura si incontrano, il risultato è una nuova filosofia del vivere contemporaneo. Siamo stati a casa di Simona Pizzi, un incredibile appartamento nel Bosco Verticale. Icona dell’architettura internazionale dai connotati milanesi, in cui l’arte è il nucleo intorno al quale tutto ruota, attraverso molteplici declinazioni.

Bosco Verticale, Casa, Design, Milano, Stile, Architettura

Bosco Verticale – Un paradiso naturale con vista su Milano

Libera professionista con la passione per l’arte, Simona è un vulcano creativo. Non solo per indole e attitudine, ma anche perché circondata da una famiglia al maschile, il marito e i tre figli, che a lei delegano il compito di arredare, personalizzare e dare un’anima all’appartamento, senza per questo rinunciare al proprio contributo personale. Perché, se lo stile è donna, anche gli uomini della sua vita hanno molto da dire. Sempre sotto lo sguardo attento della padrona di casa, che si presenta così…

“Sono una persona solare e molto allegra. Cerco di dare il giusto valore alle cose e di mettermi il più possibile nei panni degli altri. In questo la mia casa mi rispecchia. È molto lineare, senza eccentricità. Calda, nei toni del tortora che la avvolgono, come faccio io con le persone che mi stanno accanto, soprattutto i miei ragazzi. Sto bene quando riesco a far star bene gli altri. Con questo appartamento è stato subito colpo di fulmine. Anche se quando l’abbiamo visitato era ancora in fase embrionale, lo abbiamo scelto perché credevamo nel progetto, nel fatto che fosse il primo grattacielo sostenibile. Ci affascinava l’aspetto tecnologico, oltre alla comodità della zona. Non è il nostro primo appartamento, e volevo fosse speciale, perché inserito in un contesto speciale. Inizialmente ci siamo affidati a uno studio di architettura per qualche consiglio, ma poi abbiamo fatto tutto io e mio marito. Ci piace trasmettere la nostra personalità all’interno della casa in cui viviamo”.

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Il Bosco Verticale è un modello di edificio residenziale sostenibile, un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e alla biodiversità urbana. Un punto di riferimento nella città di Milano, in grado di generare nuovi tipi di paesaggi variabili, che possono cambiare forma in ogni stagione secondo le tipologie di piante coinvolte.

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“L’ingresso è uno spazio fondamentale. Minimal ma estremamente accogliente. È strutturato come l’inizio di un percorso, con un armadio molto ampio dove le ante la fanno da protagoniste. Sono sovrapposte, come opere d’arte, ma anche pratiche. È una zona che mi rappresenta molto: lì ho disposto una Natività di Luigi Stoisa, una mamma con le sue creature, su un mobiletto molto easy per non rubarle la scena. Ci ritrovo me stessa, con le mie creature, che sono i miei figli, le mie opere d’arte, la mia casa. Un inizio perfetto, no?!”

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C’è tutto un mondo intorno…

“Per l’arredamento siamo partiti dal divano, un pezzo di Poltrona Frau. Mi piaceva molto il colore. Volevo qualcosa di caldo: è stato il primo complemento acquistato, e intorno a questo ho fatto girare tutte le altre scelte. È messo in risalto da un tappeto a righe abbinato a un coffee table con rotelle dal piano trasparente di Gae Aulenti by FontanaArte. Di sicuro non volevo riempire gli ambienti di mobili. Essendo appassionata d’arte, volevo dare risalto alle opere, che nel contesto sono quelle che emozionano”.

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“Nelle mie ricerche parto sempre dagli artisti. Quando vedo un’opera che mi piace mi informo sull’autore, lo studio, lo seguo, in modo da innamorarmi perdutamente della sua creazione. Come è accaduto con Richard Long, l’artista londinese che ha realizzato l’opera sulla parete in soggiorno. Quando è venuto a vedere la casa, non sapevo di preciso cosa avesse in mente. Si è sdraiato per terra e si è lasciato ispirare. Per il suo lavoro utilizza blocchi di argilla che scioglie in acqua e ai quali dona poi forma e movimento con le mani. Io ho scelto una base nera per mettere il tutto in risalto nell’ambiente. L’ha chiamata East West Circle”.

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Gli ambienti si estendono attraverso un dialogo continuo in spazi caratterizzati, concettualmente e a livello funzionale, da micro-mondi in connessione tra loro. “Per la cucina non ho fatto scelte che spiccassero in modo particolare. Volevo si uniformasse al resto della casa. Ho fatto creare delle quinte per separarla dall’ambiente open quando necessario, senza smussare la percezione di continuità che voleva essere il leitmotiv dell’appartamento. Abbiamo poi aggiunto l’elemento della rete per giocare ulteriormente con il binomio continuità/riservatezza”.

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“Il tavolo è posizionato lì per comodità. Non si tratta di una disposizione troppo studiata, quello era semplicemente lo spazio adatto a lui. Si tratta di un modello di Canali del 1933, l’unico rimasto, come la libreria disegnata da Carlo Scarpa. Nonostante la loro storia, sono complementi estremamente attuali, resi ancora più contemporanei dai pezzi di Ettore Sottsass”.

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Le sedie sono invece frutto di una maggiore ricerca: dovevano valorizzare il tavolo senza nasconderlo, conservando una grande comodità. Ho optato quindi per le LC7 di Cassina, progettate da Le Corbusier, realizzate con un pellame molto morbido e avvolgente. I lampadari di Mood si inseriscono nel quadro finale con discrezione e grande personalità. Il perfetto tocco finale”.

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Ad angolo, un’imponente vetrata filtra lo skyline metropolitano lasciandosi attraversare da una luce intensa. Uno scenario reso più onirico dall’installazione Social Situation di Tony Cragg, esponente della Land art, che realizza le sue opere con tronchi cercati e scelti nei boschi intorno al mondo. Accanto, un grande quadro con una delle ampolle di Gilberto Zorio.

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Bosco Verticale: quando Fuori è il nuovo Dentro

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“L’esterno è in divenire, cambia con le stagioni, ognuna caratterizzata da colori diversi. Con esse muta la percezione della luce e degli spazi, dove il confine tra interno ed esterno diventa quasi un’illusione. Sui terrazzi ho creato degli angoli living, prolungamenti en plein air degli ambienti indoor che viviamo. Quello sul quale affaccia la cucina è adibito a pranzi e cene. L’altro, di fronte al divano, è un angolo ovattato, il preferito da mio marito che si rilassa qui con il suo immancabile sigaro. Io mi ritaglio i miei spazi nel terrazzo della camera da letto, dove mi godo le mie colazioni”.

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In una sorta di percorso di luce, i cani di Paolo Grassino sembrano fare ingresso dal terrazzo, richiamando l’elemento disposto sulla parete dietro la Tv.

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I colori della notte

Quando si entra nella zona notte i colori cambiano. I protagonisti diventano il grigio, il nero e ovviamente il bianco. Una scelta resa possibile dalla potenza della luce naturale che, grazie all’esposizione a Nord-Ovest delle camere, dall’esterno si fonde con la struttura degli ambienti. Le pareti sono caratterizzate da un grigio perla naturale e molto rilassante. “Abbiamo utilizzato queste palette eleggendo il parquet come richiamo in tutta la casa per non perdere quel concetto di continuità che ha guidato tutto dall’inizio”.

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La camera da letto della padrona di casa è caratterizzata da diversi tocchi personali. Nonostante le dimensioni, non poteva ospitare un armadio. Così Simona ha optato per una soluzione strategica dalla doppia funzionalità. Una cabina armadio cubica, sulla cui parete esterna poggia la testata del letto. Per darle più carattere, è stata ricoperta da una carta grigia un po’ glitterata. “Questa è l’unica camera dotata di tende. Prima di tutto perché la vetrata è enorme e avevamo bisogno di creare un po’ di intimità. Inoltre, sentivo necessitasse di un tocco materico ed elegante, assicurato dalle tende di seta che vedete, voluminose ma estremamente leggere, a riprendere l’opulenza della carta da parati”.

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La camera di mio figlio Andrea, il più piccolo dei tre, è seria, come lui. Gli occhiali in bella vista rappresentano una sorta di firma. È un ragazzo dallo stile molto sobrio, quasi British, che però mi permette volentieri di dare anche ad ambienti così personali il mio tocco. In effetti, essendo circondata da maschi, si tratta di una specie di diritto naturale, che faccio valere senza troppi sforzi. È un gioco delle parti che ci piace molto”.

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“La camera per gli ospiti ha un’anima molto asciutta. La luce è meravigliosa: non ha un terrazzo, ma è dotata di una grande vetrata a tutta parete che le permette di percepire la presenza delle piante all’esterno in modo particolarmente intenso. Come entrassero all’interno. Ha una magia quasi Zen, mi rilassa sempre molto”.

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Qui, un trittico di Luciano Ponzio porta in scena tutte le sfumature di bianco, nero e grigio, attraverso tantissime parole che vanno poi a formare vere e proprie figure.

Una casa a regola d’arte

Le opere che animano la casa di Simona si presentano in modo del tutto peculiare. Non come punti di rottura, ma come elementi di continuità, in linea con la filosofia Home and Living che ha pervaso il progetto. Il tutto grazie agli ampi ambienti, sapientemente sfruttati per evitare l’eccesso nell’arredo a favore di una spazialità che lasciasse la parola all’arte, evitando il caos.

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“Per me l’arte è emozione, cultura. Faccio una ricerca molto strategica. Sono curiosa e attenta ai particolari; sin da bambina volevo l’accessorio giusto. I miei fratelli si accontentavano più facilmente, io no. Volevo che la cintura si abbinasse alle scarpe. Una cosa che faccio ancora oggi: cerco sempre di superarmi, di andare oltre per trovare lo stimolo all’evoluzione. In generale so sempre quello che voglio. Questo appartamento lo immaginavo già così: un traguardo poi raggiunto passo dopo passo, certo, ma ogni elemento era già presente nel mio progetto mentale. Quando finalmente trovo l’opera che mi piace, più che un colpo di fulmine si tratta di una sorta di congiungimento con qualcosa che in qualche modo già faceva parte della mia vita”.

 

 

 

Alessandro Balia

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