Manuela Torreggiani - La mia casa? Una specie di Magia!

Rendere una casa personale, a pensarci bene, è questione di magia. Una formula di dettagli, suggestioni e storie vissute che crea quell’inspiegabile sensazione di benessere e felicità. Quasi ad avere tutto il mondo a disposizione, tra quattro mura. Un incantesimo che ci racconta Manuela Torreggiani, milanese dal cuore inglese e con la passione per lo yoga. Uno stile tra Harry Potter, mistero e cieli stellati.

Magia, Casa, Stile, Milano, Cucina, Arredamento, Divano

Una casa a prova di Magia

“Sono nata e cresciuta a Milano, ma nell’animo mi sento inglese. Ho frequentato l’Università in Inghilterra e ho assorbito tanto di una cultura verso la quale sono naturalmente predisposta.  La mia formazione è in Lettere e Filosofia e da lì, passando per la moda, sono approdata al mondo della Tv. Un ambiente professionale che mi piace e mi diverte. Ma la mia passione rimangono i libri. Mi piace tutto ciò che è magico, anche se ne do un’interpretazione personale. Un interesse che spazia da Harry Potter ai tarocchi, fino all’astrologia. Mi affascina qualunque cosa abbia una valenza non definita, dove chiunque può avere una propria visione delle cose”.

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Come sei riuscita a traslare il concetto di magia nella tua casa?

“Sono attratta da tutto ciò che è personale e vecchio. Ho tante cose appartenute ai miei genitori o ai miei nonni, e altre vintage. Non amo ciò che è appena uscito dalla fabbrica. Una filosofia che seguo anche per i libri. Li acquisto usati: più sono scarabocchiati e contengono annotazioni, più mi intrigano. Se poi c’è anche una macchia di caffè, meglio ancora. E lì che avviene la magia, quando inizio a fantasticare sulle storie di chi ha già vissuto lo stesso racconto”.

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“Ciò di cui mi circondo in casa deve avere un significato che va oltre quello di semplice soprammobile. Dal quadro di Ganesha che considero un portafortuna al contenitore in terracotta con il sale grosso che assorbe le energie negative”.

Tra i protagonisti della tua casa Harry Potter ha un ruolo di rilievo…

“Mi sono sempre piaciute le fiabe con una componente magica. Sin da piccola preferivo Peter Pan e La spada nella roccia alle classiche storie di principesse. Quando è uscito Harry Potter io stavo leggendo il libro nella versione inglese, prima che scoppiasse il fenomeno a livello mondiale. Aveva tutti gli ingredienti che mi affascinano: i maghetti, le casate. E poi la parte stilistica è quella anglosassone, con le atmosfere che tanto amo e le ambientazioni in Scozia, dove andrei a vivere anche domani. Ma adoro anche i period drama come Downton Abbey e The Crown”.

Londra è un’altra parola chiave del tuo stile…

“Una sensitiva mi ha detto che nella vita precedente ero un uomo, un commerciante che ha vissuto in Inghilterra nei primi del 1900. Vedeva un paesaggio con scogliere, in Scozia o in Cornovaglia. Scherzi a parte, il Regno Unito in generale è il mio posto del cuore”.

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Hai quindi cercato di ricreare quelle atmosfere?

“Mi piacciono i contrasti. Conservo gli oggetti asiatici per affetto, perché regali di qualcuno. Fosse per me tutto qui sarebbe in velluto, broccato e oro. Mi piacerebbe anche usare la carta da parati, proprio quella nello stile della nonna. Magari un giorno lo farò.  Per me anche il clima tipico dell’Inghilterra è fonte di ispirazione. La nebbia, quel vedo/non vedo che mi riporta alla fascinazione per tutto ciò che ha un significato da indagare. Anche per quanto riguarda gli oggetti orientali disposti qui e là non seguo un filone estetico. Li ho scelti per il legame con la religione, cattolicesimo, buddismo e induismo, e il loro significato intrinseco”.

Stile in equilibrio

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Il risultato di questa convergenza di suggestioni e storie differenti è un insieme molto ben bilanciato, eclettico. Un ambiente ricco di stimoli ma non soffocante, nonostante gli spazi non enormi. “Mi piacciono molto i colori. Quando torno a casa devo provare la gioia di tornarci. Non ho voluto neanche la TV perché, lavorandoci, volevo evitare di esserne assorbita anche nei momenti privati.”

Nella disposizione degli arredi ci sembra di poter tracciare una sorta di cerchio che lascia spazio a un nucleo centrale libero. Si tratta di una decisione stilistica collegata al tuo legame con il mistico?

“E’ una cosa alla quale non ho mai pensato, ma è un’interpretazione che mi piace. In generale, non ho voluto spigoli per non creare brusche interruzioni negli spazi. Il divano è un elemento dalla struttura importante, che con questa disposizione diventa esteticamente più discreto, trasformandosi in un contesto di nicchia, più intimo, dedicato alla lettura e alla conversazione”.

Qual è il  tuo colore preferito?

“Rosso, che è anche quello a spiccare meno negli ambienti – ride. In questo senso i libri giocano un ruolo molto importante. Ho scelto questa disposizione cromatica ispirata da John Green, autore di Colpa delle stelle, che con suo fratello Hank gestiva un progetto di video blog chiamato Brotherhood 2.0 nel quale comunicavano a distanza, dando consigli letterari. Avevano una libreria organizzata per cromie che io ho voluto ricreare. All’inizio venivo presa in giro per la mia scelta, adesso si è trasformata in un trend”.

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In tale contesto si inseriscono lo scrittoio e la consolle in legno, come elementi quasi di rottura. Complementi subito protagonisti per la loro peculiarità rispetto al resto degli arredi, ma capaci di inserirsi in modo armonioso, rafforzando l’ispirazione anglosassone di Manuela. “Stavo cercando il tavolo della cucina e sono stata conquistata da questi mobili. Pezzi unici che arrivano dall’Oriente. Me li immaginavo negli studi medici cinesi, circondati da scatoline e tantissimi dettagli. Li ho subito interpretati come uno strappo alla regola, perché volevo mantenere una base chiara per poter giocare liberamente con decorazioni e piccoli oggetti più eclettici. Ho cercato con grande cura anche la lampada in stile Tiffany, si tratta davvero di un desiderio esaudito”.

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Una ragazza di campagna… in cucina

“La cucina ha un’estetica più tradizionale. Risponde alla mia esigenza di poterla mantenere facilmente pulita. Desideravo proprio uno stile “campagnolo”. Nei miei sogni sono la tipica ragazza con il grembiulino che prepara la crostate, un po’ come i personaggi interpretati da Donna Reed nei film hollywoodiani degli anni Cinquanta. Il balcone sul quale affaccia la cucina vuole essere un ambiente più di nicchia, come il divano, in cui ritagliarmi del tempo per me e rilassarmi”.

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Camera da letto al chiaro di luna

“Il filo conduttore della camera è la luna. Ho personalizzato l’ambiente con elementi che richiamano l’astrologia, le fasi lunari, i tarocchi e le stelle. Qui ci sono oggetti da diverse parti del mondo, con storie differenti. Le conchiglie sono un regalo di mio padre, le statuine sono di uno scultore di Palermo”.

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“I ventagli a parete vengono da Shanghai. Gli sticker dei pettirossi me li sono fatti fare. Portano fortuna, come le campanelle sulla porta. Una perla di saggezza che ho scoperto in Vietnam. I cuscini sono fatti su misura, per dormire tra le stelle, mentre sui comodini ho sistemato una lampada vintage presa al mercatino dell’usato e un’altra che apparteneva a mia madre”.

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Quanto è importante l’armadio per te?

“In realtà non ho tantissimi vestiti. Nella moda attraverso diverse fasi. Dopo ognuna scelgo ciò che non indosso più e lo do in beneficenza. Anche per quanto riguarda gli abiti preferisco quasi esclusivamente modelli già usati, facendoli poi personalizzare dalla mia sarta. Cerco di essere coerente con la filosofia del zero waste: evito tutto ciò che è usa e getta”.

Qual è la tua stagione preferita?

“L’autunno. Sia in termini di colore, sia di atmosfera. In questa stagione utilizzo tantissime candele, che preferisco alla luce artificiale. Non amo quelle aromatiche. In generale, ciò che mi piace è vivere di più la casa, in modo più intimo. Coperte, libri… Per le fragranze scelgo oli essenziali in erboristeria, che mixo in modo personale. In questo periodo sono perfette le note speziate. Cannella, chiodi di garofano, noce moscata, arancia e patchouli”.

Per salutarci, ci consigli un libro per l’autunno?

La fattoria delle magre consolazioni, di Stella Gibbons. Il classico libro inglese con tutti gli stereotipi del caso. La storia di una ragazzina che negli anni Trenta si ritrova sola e senza eredità e si trasferisce nella fattoria di alcuni parenti. Mi piace lo humor che caratterizza il racconto e il personaggio, che reagisce alla situazione rendendo la fattoria fruttuosa e sconvolgendo la vita di chi la conosce”.

 

Foto Westwing

 

 

Alessandro Balia

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