Federica Naj-Oleari - Sogno una casa blu

Una casa personale e autentica, che potremmo ritrovare in ogni capitale europea, ma che nel cuore di Milano ha trovato la sua dimensione. Un piccolo mondo progettato personalmente dall’interior designer Federica Naj-Oleari e inserito in bellissimo palazzo anni ’50, non a caso, il suo decennio preferito. Siamo andati a trovarla, per farci raccontare più da vicino qual è la sua idea di design e il suo sogno di realizzare una casa tutta blu.

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Coffee table Ron Gilad – Librerie String System – Poltrone F.lli Saporiti – Luce boccione Spazio 900 – Gallo Ceramiche Deruta – Veneziane in legno La Casa di Babette – Nella libreria: luci blu Charlotte Periand

Federica Naj-Oleari – La mia casa, il mio design

La sua casa ha subito una totale riorganizzazione degli spazi, ora fluidi, senza più i confini di una volta. Come interior designer e abitante ci può raccontare questa esperienza?  

Dal punto di vista artistico e professionale, lavorare a un’abitazione anni ’50/’60 sorretta da pilastri e non da muri portanti, dà la possibilità di essere molto libera nelle scelte, ecco perché è facile stravolgere i volumi e il ruolo di ogni stanza. È una gioia entrare in questo tipo di casa perché si possono esaudire tanti desideri e con questa planimetria è stato facilissimo. Sentivo il bisogno di organizzare gli spazi secondo nuove esigenze, dovevo pensare alla mia famiglia in evoluzione e da qui il progetto di una totale trasformazione. Del suo passato milanese non è rimasto molto, per questo potrebbe trovarsi in qualunque altra città europea e soprattutto è per questo che ho deciso di lavorare molto al suo interno per darle una nuova anima.

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Truffaut, Warhol, Haring, Hitchcock, Il piccolo Principe… Tante le icone del XX secolo esposte tra gli ambienti di casa. Quali sono i miti a cui si ispira di più?

Tutte le case a cui ho lavorato devono avere dei personaggi. Le considero una fonte di ispirazione, ma non solo: devo circondarmi di curiosi.  Mi piace avere degli osservatori silenti all’interno della casa, come Keith Haring su un ripiano della libreria. I miei punti di riferimento? Musei, mostre, bookshop. Qui posso trovare personaggi che mi danno ispirazione. A volte sono architetti, a volte artisti oppure perfetti sconosciuti, non importa. I miei riferimenti sono vastissimi. Mi posso innamorare di un progetto di Le Corbusier o di uno schizzo su carta fatto da Jean Cocteau. Uno dei miei riferimenti principali è però Giò Ponti. Ha realizzato tantissime opere nel corso della sua carriera, con uno stile forte che mi rappresenta molto. Nel mio lavoro, vorrei proporre qualcosa con il celebre Blu Ponti. Tendo a seguire questo colore e le sue sensazioni.

Si parla infatti del suo periodo blu…

Prima ero legata a una particolare tonalità di verde inventata da Vanessa Bell, sorella di Virginia Woolf per le sue pitture. Ora, ecco il blu. Vibrante, profondo e ricco di energia positiva. Sogno di poter realizzare una casa dove questo colore sia dominante. Una casa tutta blu!

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Foto in alto a destra: tela con uomo che pensa di Elena Ricci e quadro con Hitchcock preso in un mercatino in Bretagna – In libreria: luce blu Charlotte Periand

Le stanze hanno cambiato ruolo e le pareti non dividono più ma sono spazi per raccontare…

Credo che ogni casa sia fatta di luce e di materia. Nei miei progetti punto tutto su questi due concetti, ad esempio con pavimenti e rivestimenti. Cerco di creare degli involucri neutri dove poter giocare con il colore attraverso gli arredi. Quando ho pensato al mio ingresso, volevo delle pareti vestite e così ho messo delle piastrelle in ceramica come faceva Giò Ponti negli anni ’50. Un ingresso così è già un primo racconto; la materia è lucida e rivisita il passato in una chiave più moderna.

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Da sinistra: foto pattinatori di Elena Siniscalchi – Luce Sole di Giò Ponti – Quadro video arte Fondazione Kennedy

Federica Naj-Oleari – Geometrie e Colore

Geometrie e colore è una costante in ogni ambiente a partire dalla carta da parati. Qual è l’effetto finale? In camera da letto si parla di effetto cocoon…

Per la mia camera ho scelto una carta norvegese geometrica. I volumi della stanza sono molto piccoli e quindi volutamente ho creato un effetto cocoon così da percepire lo spazio in modo più fluido. Ho scelto questo motivo perché omaggia il mondo nordico che amo molto e porto spesso all’interno dei miei progetti. Invece, in camera di mio figlio la carta ha un colore blu tendente al denim, che movimenta le pareti senza essere invasiva e soprattutto non stanca con il passare del tempo.

Rimanendo in tema di pattern, esiste un collegamento con la storia della famiglia Naj-Oleari?

Ovviamente non si può sfuggire dalle proprie origini. La mia famiglia ha creato uno stile in un certo periodo storico grazie al colore e al disegno e tutto ciò fa parte del mio Dna, nonostante la mia sia una casa molto bianca. C’è sempre un ritorno a ciò che hai respirato nella tua infanzia, a quella parte di sensazioni e emozioni che ti hanno avvolto per anni. Il colore con le sue varianti, i disegni ritmati o la carta da parati sono per me un ritorno ai tessuti, alle grafiche e al mondo fantasioso in cui ho vissuto.

Luci provenienti da un’asta in Germania – Mensole disegnate da Federica – Tavolini americani vintage in bambù

Stile Naj-Oleari – Passione vintage

Passeggiando tra gli ambienti troviamo una grande passione per un design di nicchia, non urlato, ma scoperto lentamente tra cui spiccano anche diversi elementi vintage anni ’50. Può raccontarci il suo rapporto con il design di oggi e il mondo vintage?

Sono un’attenta osservatrice delle aste di design e frequento anche i mercatini per trovare il pezzo che fa la differenza. Amo tutto quello che è anni ‘50/’60. Le raffinatezze di questo decennio, l’utilizzo degli ottoni e delle forme sinuose sono per me sono un pezzo di cuore. Gli oggetti hanno un sapore vintage e forme oggi sparite. Penso che in quegli anni e in tutto il mondo abbiano preso forma le creazioni più geniali dal punto di vista del design.

Dormeuse in tessuto Bemz – Divano disegnato da Federica e rivestito in tessuto francese – Lampada da terra AJ – Gallo Ceramiche Deruta

Nella sua casa, quali sono i pezzi icona di cui non può fare a meno?  

Tengo molto ad ogni cosa. Le poltroncine verdi dei Fratelli Saporiti, le String System librerie danesi degli anni ’50 leggere e modulari, il tavolo Tobi Ishi, in stile giapponese dal bellissimo gioco di gambe, disegnato da Barber & Osgerby. Ha una punta di blu polveroso che lo rende magnifico in qualunque ambiente e rappresenta di per sé mille cose: una scultura, un gioco di sassi, le onde del mare. Il coffee table di Ron Gilad, ultraleggero e trasparente… Tutto ha un significato e nulla è per caso.

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Da sinistra: ante in tessuto Pierre Frey – Tavolo Tobi Ishi di B&B Italia – Sedie Officina Antiquaria, specchio disegnato da Federica con inserti in vetro soffiati a mano – Libreria String System

Arredare minimal con una nota Hygge

La forte tendenza nordica è parte integrante dell’intera casa a partire dalla sua progettazione, studiata per evitare l’accumulo di oggetti ed esaltare così l’essenzialità. Caratteristiche molto vicine allo stile Hygge… 

Del mondo nordico apprezzo il loro rapporto con la luce, una luce di benessere e relax. Hygge? È la sensazione che si riscopre una volta tornati a casa. Tutto è illuminato nel modo giusto e ogni cosa ha il suo spazio, senza trasformarsi in un luogo di accumulo. Dall’arredare allo stile di vita il passo è breve, una filosofia che riprendo spesso nei miei progetti.

In cucina: foto di Sebastiano Moschini – Luci petrolio AJ – Luce sopra al tavolo: le Corbusier – Sedie vintage prese a un mercatino – Schiaccianoci a forma di soldatino preso a Copenhagen
In bagno: Mosaico Bisazza blu – Foto Nicola Maurelli – Scrittoio camera: Universo Positivo, Seduta in pelle bianca L58 di Edoardo Gellner

E per finire, come ha progettato la cameretta di suo figlio?

La sua camera è il luogo del pensiero magico. E’ verticale, come un castello. Ha lo spazio per costruire una pista del treno a zig zag o per invitare i piccoli amici. Quando l’ho progettata ho pensato a come renderla un luogo di giochi, affetti e ospitalità ma dove funzionalità ed elasticità nell’evolversi con la crescita di Rocco fossero il punto fermo da cui partire. Ecco un castello, con un letto nicchia avvolgente e caloroso, due armadi profondi e capienti, i materassi che di giorno al piano sopra accolgono i piccoli come un grande divano e la sera si trasformano in letti e sogni… I libri si appoggiano sulle mensole in modo frontale, perché i bambini devono poter scegliere guardando ancor prima che leggendo. Si torna bambini per un attimo e la magia prende forma.

Per la cameretta di Rocco: letto a castello disegnato da Federica – Carta da parati Tricia Guild – Decalcomania: Ling of the House Rigadritto Store – Tessuto tende: Osborne e Little – Luci Tolomeo di Artemide

E per finire…  Puoi raccontarci qual è oggi il ruolo dell’interior designer?

L’interior designer è fondamentale. Ha uno sguardo sul dettaglio, che unito al lavoro dell’architetto, può rendere un progetto davvero unico. Ha una visione assoluta della casa, sa già come arredarla, ne delinea lo stile. Uno stile già immaginato alla perfezione dalle persone stesse, che attraverso social network come Pinterest, riescono ad affinare maggiormente i loro gusti. Ecco che l’interior designer sempre di più è in grado di realizzare i loro sogni.

 

Foto: Francesco Romeo

 

Stefania Tagliaferri

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