Gian Paolo Venier: il mio loft etnico-metropolitano

Un loft nel cuore della capitale meneghina dove un deciso carattere contemporaneo incontra suggestioni etniche ed esotiche. Siamo stati a casa di Gian Paolo Venier, designer eclettico che ci ha raccontato la sua filosofia del vivere e del viaggiare.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Gian Paolo Venier: la mia vita tra viaggio e design

E’ situato nel cuore del Tortona Design District il loft che il designer e Art Director Gian Paolo Venier ha scelto come propria residenza milanese. Collocato al primo piano di un edificio industriale degli anni ’60 – sede anche di una tipografia e di numerosi studi creativi – l’open space si sviluppa su due livelli.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Un’impalcatura precisa ed essenziale, opera dell’ex proprietario, l’architetto giapponese Isao Hosoe, separa le zone giorno e notte, mentre ampie vetrate garantiscono un’illuminazione naturale costante. Vero e proprio cabinet de curiosités, l’appartamento contiene una collezione eclettica di oggetti raccolti dal proprietario negli anni. Arredi d’epoca dialogano con pezzi di design contemporaneo ed elementi esotici, dando vita a un interno dall’eleganza colta e cosmopolita. Come ci Racconta Gian Paolo…

Una vita, professionale e non, trascorsa tra Milano, New York e l’Oriente. Tu hai lavorato come Art Director per aziende italiane ed estere. Come si è sviluppato il tuo percorso?

Per anni mi sono dedicato all’architettura, lavorando sempre con artigiani, che rappresentano le mie radici. All’inizio ho relizzato progetti personalizzati per i clienti. In ogni casa facevo degli esperimenti. Sono partito dai volumi e dagli ambienti, fino a quando mi sono reso conto di voler dedicarmi di più all’atmosfera, non solo al segno.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Nel tempo ho quindi capito che gli oggetti che disegnavo erano importanti per il mio lavoro, quindi ho calcato la mano sempre di più. Da lì il passaggio è stato naturale, così come lasciare l’architettura.

Come declini in casa tua la passione per raccogliere piccoli tesori dal mondo?

Io sono un maniaco raccoglitore di cose. Porto a casa oggetti che mi ispirano e che raccontano una storia. Non esiste l’acquisto di per sé o per la bellezza. Tutto ha un senso. Atmosfera e design su misura: grazie a questi due principi, gli oggetti che vedete rendono la casa sbagliata, è tutto molto friendly. Se lasci un accendino fuori posto non lo noti. C’è un equilibrio tra giusto e sbagliato, tra sovrapposizione di oggetti e compensazione.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Se continui a mescolare senza senso tutto diventa un magazzino. Una regola è lasciare dei segni chiari. Il “su misura”, l’approccio sartoriale, sono molto importanti. Non si tratta solo di dimensione, quanto di costruire un oggetto perché risponde alla necessità di dover mettere a posto un insieme, anche quell’insieme di oggetti trovati intorno al mondo.

Tu hai incominciato dal teatro…

Sì, mi porto dietro questo background. Ho iniziato con Santuzza Calì, grandissima scenografa. Dalle bambole di cartapesta fino al gioco dell’oca disegnato a mano. Oggi quell’esperienza continua a influenzare il mio design, anche nelle dimensioni dell’oggetto. Come vedete qui ho tanti elementi oversize e altri molto piccoli.

Gian Paolo Venier – Una casa a Milano: stile da raccontare

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

La poltrona fa parte di Peacock, collezione realizzata in collaborazione con Artemest. E’ stato un esperimento, un gioco di contrasti. Ho lavorato su un ferro non finito, dove si vedono le finiture, messo vicino a un materiale molto prezioso, come il velluto. Ho inoltre realizzato delle lacche vetrificate, altra mia passione. Il sapore della lacca cinese è difficile da replicare. Le abbiamo accoppiate a tessuti di Dedar e abbiamo declinato la cartella colori in opposizione totale alla struttura.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

I tavolini fanno parte di una collezione che ho fatto per Ivory Collections. Ho mescolato del ferro semplice al Corian® inciso. Una rilettura dei vassoi da tè antichi, attualizzati nella forma, sempre con un ricordo. Le forme classiche ci rassicurano. Ricevere oggi è un’azione molto intima, non abbiamo più la servitù, e tale atmosfera richiede una linea non asciutta, che strizzi l’occhio alla relazione umana.

Una casa con una storia

La casa è stata lo studio personale di Isao Hosoe, designer giapponese vissuto a Milano. Qui meditava e progettava. In un momento di cambio di vita e di casa, l’ho vista e me ne sono innamorato. Lo spazio, la luce meravigliosa tutto l’anno.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Nella tua casa si può parlare di contaminazioni…

La contaminazione è una biblioteca. Il mio primo viaggio fuori dall’Occidente più stretto è stato un percorso tra Istanbul e Marrakech. Mi ricordo perfettamente, dopo tanto studio, la sensazione di non aver capito molto, perché mi mancava il contesto. Vedere, toccare e ascoltare è fondamentale. Lì è iniziata una vita itinerante che non è mai finita. Con un passaporto in mano sono felice.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Porto a casa degli oggetti raccolti durante i viaggi e questi diventano una grande riserva di informazioni. Mi danno la possibilità di avere una biblioteca visiva dove continuare a studiare. Conoscere la cultura, la cucina, le ragioni: è fondamentale. Per questo viaggio anche da solo. Le teste cinesi le ho trascinate con me in uno scatolone, suscitando grande ilarità e anche un po’ di sospetto.

Tu sei un sostenitore del recupero e della reinvenzione…

Esatto. Il carrello ne è una dimostrazione. Sulla parete accanto ho disposto un mio ritratto. Era un carrello chirurgico, usato per la disinfezione degli strumenti in sala operatoria. E’ in seguito diventato fonte di ispirazione per una serie di scaffalature oggi presente sul mercato. Si tratta quindi di una sorta di archetipo. Ho portato con me anche il baule in cui riponevano i ferri, cambiandone l’utilizzo ma mantenendone la forma. I dettagli danno significazione agli oggetti. Come accade con la mia personale “contaminazione” delle sedie di Charles Eames, che mi sono permesso di “pasticciare”.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Tu cucini?

Direi di sì. Anche la mia cucina è una contaminazione. I nonni sono di origini diverse. Parto da un mix di culture. Non puoi pensare di andare in un posto e cercare la cucina europea. Devi scoprire e apprezzare le ricette di altri luoghi per farle diventare parte della tua vita quotidiana. Per quanto riguarda la dimensione strutturale, la lavorazione a mosaico era già lì, ma l’avrei rifatta. Era una cosa che mi apparteneva molto.

Il concetto del “a vista” è molto forte. Perché ti piace?

Si tratta di una mancanza di pudore. Se ti accolgo a casa mia sei libero di fare ciò che vuoi, Non ho segreti. Tu vedi ciò che sono. Non mi piacciono i contenitori, le ante, le cose chiuse. Mi sembra una sovrastruttura che toglie aria. Esibire le cose significa essere molto ordinati. Mi piace non coprire.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

La mia casa è una wunderkammer. Per questo la zona notte non ha filtri. Appena entri dalla porta sei già nella mia casa, frequentatissima da amici, che sono free. Le scale e lo scaffale sono d’autore, progettate da Isao Hosoe e che io ho tenuto. Le trovavo equilibrate rispetto al progetto e ora che lui è mancato mi fa piacere averle. Anche in quel colore “sbagliato”.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Se dovessi descrivere il concetto di casa e lo stile, come lo faresti?

E’ una casa di ricordi e ricerca. Io vado in giro e metto in tasca ciò che posso permettermi di comprare, ciò che costituisce i riferimenti della mia formazione. Non sono attento all’allestimento. Mi piace la sovrappopolazione degli oggetti che mi fanno sentire bene, che mi sembra in qualche modo di aver salvato. Quando ho comprato i vasi iraniani ho pensato di aver evitato loro orribili destini. E’ come custodire una cassaforte di oggetti.

Gian Paolo Venier, Casa, Stile, Milano, Design

Come vedi la tua casa tra vent’anni con tutti questi oggetti in divenire?

Magari aumenterò la superficie. Mi piace l’idea di una casa free. Io e i miei amici dobbiamo essere liberi di sentirci bene. La casa deve aiutare uno stato d’animo di rilassatezza e di benessere. Fuori affrontiamo giornate pesantissime, la casa ti deve rilassare. E gli ospiti devono sentirsi allo stesso modo. Oggi il design è reperibile a qualsiasi livello e costo: l’informalità e la destrutturazione sono fondamentali. Progettata, meditata, ma la casa trova in quei due concetti il suo senso più profondo.

 

Foto: Westwing

 

Alessandro Balia

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