Ilaria Ferraro - La mia casa Art Déco tra Oriente e femminilità

Gli occhi, lo specchio dell’anima? Nel caso di Ilaria Ferraro, la casa è il riflesso più profondo del suo modo creativo e in continuo divenire di rapportarsi alla vita e al lavoro. Interior e product designer con un background nel mondo del fashion, la fondatrice di Ted Milano ci accoglie nel suo appartamento nella capitale meneghina. Un universo in bilico tra tradizione e ricerca, tra Art Déco e fascinazioni orientali che raccontano le tante sfaccettature della padrona di casa.

Ilaria Ferraro, Ted Milano, Casa Art déco, Casa, Stile, Milano, Design

A casa di Ilaria Ferraro: Art Déco e Oriente nella ricerca di sé

Uno spazio innovativo nel cuore di una Milano immersa nelle atmosfere anni Trenta di Gio Ponti e delle grandi architetture. Fondato da Ilaria insieme a Steve Toueg, Ted Milano è diventato un punto di riferimento per l’interior design e un emporio di tappeti annodati a mano su progetti/disegni bespoke, mobili e illuminazione personalizzati e tessuti di lusso. Un luogo legato a doppio filo alla vita professionale e personale di Ilaria, che ci accoglie nel suo appartamento in un edifico d’epoca. Un gioiello in stile Art Déco, sinonimo di influenze che connettono la cultura orientale e pezzi di ricerca.

Come ci spiega la padrona di casa, a partire da se stessa.

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“Oggi è difficile dire chi è Ilaria. Recentemente, grazie anche alla visibilità ottenuta durante l’ultima edizione del Salone del Mobile con la pubblicazione e la copertina di Marie Claire Maison e il progetto Stranger Pinks, ho acquisito una maggiore consapevolezza. Non significa pensare di essere arrivata, rappresenta più un punto di partenza e uno stimolo a fare ancora meglio. Sono in una fase della mia vita in cui, se da un lato costruisco, dall’altro demolisco. Lo sguardo è rivolto al futuro, ma non perde la leggerezza di vivere il presente. Ilaria è in bilico: questo, secondo me, è l’unico modo per poter fare bene il mio lavoro. È necessaria una sorta di incoscienza che ti permetta di cogliere nelle persone e nelle cose che ti circondano la vera bellezza, quella che salverà il mondo”.

“Amo la cultura e la tradizione. Hanno sempre fatto parte di me e delle mie origini. Sono siciliana, sento l’appartenenza alla mia terra e alla sua storia. Ed è stata proprio la storia di questa casa a farmene innamorare. Un vissuto che proteggo e rispetto. In generale, la mia filosofia nel lavoro è quella di conservare, non distruggere. Non potrei mai vivere in una casa senza anima”.

 

Living pastello – Un progetto… ad arte

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“L’Art Déco è sempre stata una mia passione. In Italia questo stile assume una veste più razionale, lineare e spigolosa. Ma ha anche visto nascere grandi creativi e opere, come Villa Necchi Campiglio di Piero Portaluppi o Gio Ponti. Sono più legata all’interpretazione d’oltreoceano, al glam hollywoodiano degli anni Trenta. Ammiro le forti figure femminili dell’epoca, come Coco Chanel – ammirazione sottolineata dai diversi volumi dedicati alla stilista francese che aggiungono personalità agli ambienti – che dovevano farsi strada per affermarsi. Un valore per me ancora estremamente attuale”.

La zona living prosegue con coerenza il discorso della casa, scegliendo comunque un linguaggio ben distinto. I toni sono cipriati, addolciti da un verde menta, a fare da sfondo a mobili in legno di modernariato. “L’unico elemento di design è il divano, che effettivamente non c’entra nulla con il resto. Sono partita dai due quadri a parete di Paul Kneale per cercare di alleggerirne il rosa, predominante. La scelta è così caduta sul verde acqua, per ottenere un effetto fresco e mai lezioso. Ho impiegato due mesi a scegliere la pelle del divano, che volevo far sparire in una perfetta sintonia cromatica con le pareti, per non rubare la scena all’arte che impreziosisce la sala e per evitare diventasse un elemento di rottura. Devo ammettere che amo profondamente il risultato”.

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La luce è più che altrove un elemento portante, che permette di giocare inserendo arredi capaci di affermarsi con grande leggerezza. Come il tappeto che definisce lo spazio dedicato alle sedute e ai complementi del soggiorno, parte della collezione Oriente, disegnato da Ilaria. “Mi ispiro alla casa di Coco Chanel o Yves Saint Laurent, con carte da parati e separè. Credo che un pezzo di chinoiserie non sia mai fuori luogo. Guardo spesso anche agli artisti del periodo Edo giapponese come Hiroshige e Hokusai. Una terra che voglio assolutamente visitare, già ai primi posti sulla lista delle cose da fare”.

La stanza delle palme

“Tutto ciò che ho disegnato e creato per questa casa è stato influenzato da quel mondo. In particolare dal film Café Society, di Woody Allen. La fotografia, le atmosfere, ma anche la trama: un amore che non si può avere, che una volta ottenuto non si desidera più. Una perfetta rappresentazione della vita. Esattamente come quella che ogni giorno porto in scena, un’interpretazione di personaggi diversi che racconta differenti sfaccettature della mia personalità. Gioco con l’immagine, sono una donna sempre nuova”.

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Nello scoprire la stanza delle palme, la cassettiera di Osvaldo Borsani si impone come raffinato punto focale. Un complemento opera di colui che è stato uno dei pionieri dell’unione di artigianato e industria, estetica e ingegneria, in questi giorni celebrato da La Triennale di Milano con la prima retrospettiva completa sul suo lavoro.

“Un approccio speculare a quello con il quale affronto il lavoro e che mi ha guidata nel personalizzare la mia casa. Ogni stanza è diversa, si vive in momenti distinti”. A cominciare dalla stanza delle palme, il fumoir, che Ilaria si gode principalmente di notte. Qui, il tema delle palme è il protagonista indiscusso, rispecchiando la peculiare passione che la designer coltiva per la bellezza architettonica delle foglie. “Tutto è iniziato quando sono entrata nel mio showroom. È circondato da palazzi che risalgono agli anni Trenta, con tante palme che spesso passano completamente inosservate. Questo mi ha fatto ripensare alle mie origini, e all’Art Déco in generale, che, soprattutto in California, trova in esse uno dei propri temi ricorrenti”.

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Nasce così l’ispirazione per il tappeto che incornicia il pavimento, disegnato da Ilaria e parte della collezione Cali di Ted Milano, realizzato artigianalmente in seta, annodato a mano. I tessuti e la carta da parati hanno ovviamente un ruolo fondamentale, disposti in modo da essere quasi ridondanti nel proporre l’effetto scatola che fa dialogare il divano con la parete. Il risultato è quello di un ambiente rilassante, mai scontato, nel quale è possibile cogliere di continuo un nuovo dettaglio. Tutto prende spunto dal marmo verde del camino, abbinato alla palette marrone, che la padrona di casa si è divertita a reinterpretare.

Le lampade da parete IC lights di Flos, disposte simmetricamente rispetto al camino centrale, sembrano richiamare il concetto di equilibrio perfetto che tesse una sorta di fil rouge nel percorso professionale e personale di Ilaria. “La ricerca di equilibrio nasce dall’esigenza di trovare un centro in una vita in bilico tra stimoli continui. Nessuno di noi ha un centro perfetto, anche per questo mi sono cari lo stile sintetico e la simmetria dell’Art Déco, elementi in contrasto con le volumetria degli edifici e l’opulenza di una vita che voleva allontanarsi dall’austerità imposta dagli anni della guerra e della sua crisi economica. Forse uno degli autori più rappresentativi di questa età fu lo scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald con il suo libro The Great Gatsby, la mia prima grande fonte di ispirazione, che ha rappresentato una piccola rivoluzione anche nel mio modo di pensare al design e di riflesso alla mia vita”.

Ingresso in grande stile

Ilaria ha sapientemente valorizzato una zona la cui caratteristica è quella di proporre materiali e architetture originali dell’edificio, come il marmo e i pilastri, donandole una significazione più domestica e vivibile. Qui il concetto di simmetria è sottolineato dagli archi che incorniciano i passaggi ed enfatizzano l’eleganza di uno spazio che ha molto da raccontare. “L’ingresso è un ambiente solitamente considerato di passaggio. Mi dispiaceva sprecare questa stanza: ho così disposto una poltrona rivestita da un tessuto di Beacon Hill, azienda che vanta una peculiare capacità di accostare i colori. Mi sono poi innamorata delle lampade di Gaetano Sciolari, creativo poco conosciuto in Italia quanto apprezzato negli Stati Uniti, che trovo straordinario”.

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Il soffitto è ricoperto da una carta da parati foliage di Cole & Son. Una soluzione raffinata e funzionale per smussare la freddezza dell’ambiente data dai materiali. “Gli archi mi hanno fatto pensare ad un piccolo giardino botanico. Così ho messo le foglie a soffitto, creando una dimensione quasi onirica. In questo modo, tornare a casa si trasforma ogni giorno nell’ingresso in un altro mondo, parallelo e distante dalla quotidianità. Un discorso valido anche per la scelta del volume di David Hockney disposto su un cavalletto, un artista britannico contemporaneo che amo. Un vero invito a fermarsi e vivere il luogo sfogliando quelle pagine”.

Il corridoio: un percorso a mosaico

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Il lungo corridoio che collega i diversi ambienti della casa si fa immediatamente notare per il prezioso pavimento a mosaico nei toni del rosa, che ha ispirato una nuova collezione di tappeti Ted Milano. Palette che hanno guidato quelle cipriate della zona living. Il soffitto è rivestito con la carta da parati Great Vine, di Cole & Son. Un percorso che conduce, tra gli altri, all’ampia cucina, interamente progettata dalla padrona di casa.

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“Fondamentalmente desideravo un posto dove sedermi e fare colazione, con la mia tazza di tè. Il mio momento preferito in cucina, sia da sola, sia in compagnia. In realtà, questa è anche una delle zone più conviviali della casa. I miei ospiti si accomodano spesso sugli sgabelli di Gubi disposti intorno alla penisola, mentre io mi siedo sul piano di marmo. Un elemento che amo, interpretato e alleggerito in abbinata al verde dello sfondo cromatico. Mi piace il fatto che si rovini, portando su di sé i segni di una casa vissuta davvero. Il progetto ha preso spunto da Villa Necchi Campiglio e dal mio showroom, nei quali elementi razionali sono ammorbiditi da curve e ampi raggi. Inoltre, mi piace particolarmente il connubio verde/ottone”.

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La laccatura della cucina è manuale per mettere in evidenza la pennellatura irregolare che comunica l’idea di appartenenza della sala all’edificio originale. Come se ne fosse sempre stata parte.

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Anche i bagni sono frutto di un progetto di Ilaria. Pezzi di design si alternano ad altri firmati Devon&Devon. Il principale è introdotto da una porta con vetro smerigliato che richiama quella che mette in comunicazione ingresso e corridoio. Un doveroso omaggio allo spettacolo in stile Art Déco dell’edificio.

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“Il bagno principale, fondamentalmente la mia sala da bagno, è la stanza che vivo e amo di più. Mi rilasso nella grande vasca in stile inglese, concettualmente definita da una sorta di quinta in marmo nero, con la mia musica in sottofondo. Ho disegnato il grande specchio con l’intenzione di catturare la luce perché mi piaceva l’idea di poter vivere davvero il ‘vanity’, il culto del bellessere”.

“Truccarsi, pettinarsi, sono momenti che amo da quando ero piccola. Potrei passare ore in questo ambiente. È un modo di viverlo strettamente connesso all’amore con se stessi”.

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In camera da letto…

La camera da letto ha un volto più neutrale, quasi asettico. Il nucleo è costituito dal letto Alcova, collezione Maxalto di B&B Italia, un baldacchino che richiama le antiche strutture in chiave più contemporanea. Altissimo, secondo tradizione. Il tappeto, disegnato da Ilaria e parte della collezione Oriente, è stato inserito in un secondo momento. Il colore carta da zucchero, per niente invasivo, lascia la parola agli intarsi originali del parquet e ai fregi del soffitto.

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La palette è giocata sui toni del bianco, nero e grigio, come fanno le due poltrone anni Cinquanta rivestite da un tessuto Art Déco. Il concept alla base è quello di un luogo povero di stimoli che permettesse di rigenerare corpo e spirito.

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Il guardaroba: pura femminilità

“Ho fortemente voluto una stanza dove disporre i miei armadi. Amo i vestiti, ma li vivo non con lo spirito dell’avere. Fanno parte del mio essere femminile. Ho creato il mobile centrale con piano in marmo perché mi piace la gestualità, la ritualità propria del mondo del fashion di creare abbinamenti, creare look. La moda farà sempre parte di me e del mio lavoro, perché quello che viene proposto sulle passerelle arriva poi anche nella casa. Di quel mondo mi è rimasta la velocità dell’interpretazione. Una bella scuola di vita, della quale non apprezzavo però i ritmi che toglievano così tanto al vivere davvero la quotidianità”.

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“Nelle mie giornate, l’outfit che preferisco è costituito dal denim 501 della Levi’s, che ho riscoperto recentemente, e una t-shirt bianca. Poi gioco molto con le scarpe. In generale, se devo indossare un abito da sera lo faccio, interpretandolo in modo semplice, senza la paura di mostrarlo. Il troppo in questo caso non esiste: l’importante è sentirsi bene, rimanendo fedeli a se stessi. Se sono ‘overdressed’ per mangiare una pizza, non importa. Questa sono io!”.

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“Per quanto riguarda la casa, invece, cambio molto spesso i libri, i fiori, i profumi. Amo accendere le candele, la convivialità e la ritualità, senza rinunciare ad una tazza di tè o a un buon bicchiere di vino. Concetti e momenti che si riconnettono alla fascinazione per l’Oriente. Mi piace l’idea di avere piccole accortezze per gli ospiti. Far sentire gli altri a proprio agio è anche un modo per stare bene con se stessi. Accoglienza: è questa la vera essenza della mia casa”.

 

Foto e Styling : Francesco Romeo e Olivia Puccioni per Westwing / Stylist per Ilaria Ferraro: Maria Giulia Pieroni / Assistente Stylist: Matteo Stellini – Per contattare Ilaria Ferraro: www.tedmilano.com

 

 

Alessandro Balia

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